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Amplificatori: Pro-Ject Head Box II SE – Recensione

Oggi ci occuperemo di un amplificatore dalle dimensioni compatte dell’Austriaca Pro Ject, l’Head Box II.

La Pro Ject è una ditta specializzata in tutto ciò che appartiene al mondo analogico, partendo dai suo bellissimi giradischi (io ho il loro RPM 1.3) per arrivare alle elettroniche, ossia i Pre Phono, ma ha allergato la sua produzione aggiungendo altre linee di prodotti come quello che analizzeremo oggi.

L’Head Box II è il loro amplificatore entry level dalle dimensioni molto contenute.

L’ampli in questione è in grado di erogare 330 mW su 32 ohm e fermandosi alle specifiche non è propriamente emozionante.

Il prodotto è stato testato con:

– Dac: Schiit modi

– Cuffie: Creative Aurvana Live, Beyerdynamic Dt990, Hifiman He400 e Shure SRH1840.

Il Pro Ject Headbox II è acquistabile su eBay ad un prezzo di 88 € spedito.

 

Costruzione ed ergonomia

L’amplificatore si presenta come un parallelepipedo dalle dimensioni molto contenute, ossia 103 x 36 x 104 mm, con il frontale in alluminio satinato ed il corpo in ghisa, infatti è molto pesante a dispetto delle dimensioni (600 g). L’alimentatore, ovviamente esterno, è uno comune da parete da 12 V e 500 mA.

Sul frontale troviamo l’ingresso jack da 6,3 mm per le cuffie e la manopola di controllo del volume anch’essa in alluminio. La manopola del controllo del volume è un po’ troppo morbida, l’avrei preferito più resistente alla rotazione.

Sul retro invece troviamo l’ingresso dell’alimentatore, una coppia di input Rca dorati e una coppia di comodi output Rca dorati che bypassano il circuito di amplificazione in modo da poterci collegare o un amplificatore integrato o un paio di diffusori attivi.

Del tutto assente invece un pulsante per accendere o spegnere l’apparecchio, l’unico modo è staccare la spina fisicamente, il che è abbastanza scomodo.

Nonstante non si possa spegneere l’Head Box non scalda mai e rimane sempre a temperatura ambiente.

Nella scatola troverete solo l’amplificatore e l’alimentatore, nessun cavo ne altro.

La scatola riporta che il prodotto è Made in EC che è ambiguo, non si sa mai se significa Export China o European Comunity.

Come suona e capacità di pilotaggio

L’amplificatore non è un portento di potenza con i suoi 330 mW su 32 ohm fattori.  Tra l’altro quelli della Pro ject non dichiarano altro se non un’impedenza d’uscita minore di 30 ohm (e ci spererei) e la potenza su 600 ohm di 60 mW che senza sapere il voltaggio a cui esce ci è poco utile.

In generale l’Head Box suona un po’ inscatolato ed asciutto in basso. Il piccoletto è brillante con un suono secco e potrebbe abbinarsi bene con una cuffia con i bassi un po’ trasbordanti. Girando un po’ la manopola del volume l’ampli tende ad essere un po’ graffiante e con alti un po’ fastidiosi. L’ampli, forse per la potenza ha anche una dinamica abbastanza scarsa ed anche il dettaglio non è il migliroe.

L’accoppiata con le Creative è buona. Le CAL sono cuffie di facile pilotaggio e si accontentano della potenza fornita dell’HB II. Questa cuffia si abbina piuttosto bene con l’ampli della Pro ject dato che il carattere di quest’ultimo tiene a bada il basso un po’ esuberante delle Aurvana. Leggendo le specifiche sull’impedenza d’uscita pensavo fosse molto alta e che quindi ci sarebbero statti bassi in abbondanza.

Con le Shure 1840, con i loro 66 ohm e la sensibilità di 96 db, bisogna arrivare con la manopola già oltre metà corsa e l’ampli inizia a diventare tagliente e fastidioso in alcune parti soprattutto con le voci che hanno una resa innaturale. L’insieme risulta affaticante e l’ampli asciuga ancora di più le già asciutte 1840 rendendo la gamma bassa molto leggera.

Continuiamo con una cuffia difficile, le Dt990 che con i loro 250 ohm d’impedenza sono una cuffia non semplicissima da spingere. Il problema è lo stesso che si è visto con le Shure, qua si arriva addirittura a ¾ manopola e s’introduce anche qualche sibilante. Nonostante tutto si comporta meglio di quanto mi aspettassi, anche se si ascolta a volumi non molto alti anche le medie arretrano.

Finiamo con la cuffia più difficile, le Hifiman He400 che nonostante i 35 ohm d’impedenza richiede un sacco di corrente come ogni magnetoplanare. Il problema è il medesimo delle due cuffie precedente, girando troppo la manopola per arrivare ad un volume decente l’ampli rende affaticante anche una cuffie morbida come l’HE400. Inoltre le Hifiman che adeguatamente amplificate sono molto dettagliate perdono questa caratteristica diventando abbastanza confuse e con una resa delle voci molto nasali.

Conclusioni

Il Pro Ject si è rivelato un buon ampli per cuffie semplici da pilotare.

Ovviamente l’ampli è pensato per essere abbinato a cuffie facili come le Cal e non alle altre presenti nel test e con quelle si comporta bene.

Con il prezzo attuale può essere considerato un buona scelta se possedete cuffie a bassa impedenza e non pensate di passare a qualcosa di più complicato da pilotare.

Una grande pecca però è il fatto che non si possa spegnere se non scollegandolo fisicamente dalla rete elettrica.

 

Recensione in breve

Voto: 3,3 su 5

Pro:

– Aspetto e costruzione

– Prezzo adeguato

– Rca in entratea ed in uscita

– Qualità sonora adeguata

Contro:

– Se si gira troppo la manopola del volume risulta affaticante

– Adatto solo a basse impedenze

– Non ha un interruttore per spegnerlo

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